Monumenti

Gambettola non possiede testimonianze rilevanti del proprio passato: le costruzioni più antiche hanno subìto, a causa dei bombardamenti dell’ultima guerra, danni talmente rilevanti da consigliarne l’abbattimento o, nella migliore delle ipotesi, una ricostruzione pressoché completa.

Gli edifici di una certa rilevanza si contano, oggi, sulle dita di una mano.

Chiesa di S.Egidio Abate
La Chiesa Parrocchiale, che anticamente si chiamava “Sant’Egidio del Bosco”, è situata in Piazza Cavour, quella che un tempo veniva indicata come “piazza di sopra” per distinguerla dalla “piazza di sotto” dove si trovava (e si trova tuttora) il palazzo comunale. In effetti la Chiesa ed il Municipio delimitavano grosso modo, a sud e a nord, il centro storico della cittadina.

La costruzione originaria della Chiesa risale al XVI secolo, ma ha subìto, nel corso del tempo, consistenti modifiche. La più rilevante delle quali, databile alla metà del XIX secolo, ha addirittura cambiato l’orientamento dell’edificio che era originariamente rivolto a sud, verso il torrente Rigossa, mentre oggi guarda ad est, affacciandosi sul corso principale del paese.
Durante la II Guerra Mondiale subì gravi danni e, nell’immediato dopoguerra, fu sottoposta ad impegnativi restauri. Ulteriori lavori di restauro sono stati eseguiti negli anni 2002-2003. L’interno è formato da una navata e da due transetti, da un soffitto a cassettoni e da una cupola costruita ex novo nel dopoguerra.

Nel transetto di sinistra è posto un grande quadro in ceramica, opera dell’artista Malmerendi di Cesena, che raffigura S.Egidio Abate.
Da segnalare, inoltre, la pregevole Via Crucis, opera in ceramica di Giuliano Severi, artista gambettolese trapiantato a Sassuolo. Molto più recente, ma davvero pregevole, il fonte battesimale realizzato dallo scultore Roberto Forlivesi.

Di fianco alla chiesa sorge il Monumento ai Caduti, costruito nel 1927.

Palazzo Comunale e Teatro Comunale

Fu costruito nel 1913 nella “piazza di sotto” del paese, l’attuale Piazza II Risorgimento. Sostituì il vecchio palazzo municipale, molto più piccolo, che sorgeva nel medesimo luogo e che fu abbattuto per lasciar posto alla nuova costruzione.

L’edificio, a due piani, ospita vari uffici comunali oltre al Teatro Comunale, che ne occupa un’intera ala. Fino ai primi anni Cinquanta ha ospitato piccoli concerti, recite e feste danzanti che coinvolgevano tutto il paese; è quindi rimasto inutilizzato per decenni fino a che, dopo accurati lavori di restauro, è stato restituito al suo antico splendore, e alla sua funzione originaria, alla fine del 2010.

Ex Casa del Fascio – Centro Culturale “Federico Fellini”

Costruita negli anni ’30, si affaccia su Corso Mazzini. Fu adibita, come tutte le costruzioni consimili, alle attività politiche, sociali e ricreative delle varie organizzazioni fasciste. Nel dopoguerra, e fino alla fine degli anni Ottanta, il piano terra è stato utilizzato come sede di uffici pubblici; al piano superiore, invece, si tenevano le riunioni del Consiglio Comunale. E’ stata restaurata e inaugurata nel 2003 come “Centro Culturale Federico Fellini”: ospita la Biblioteca Comunale, sale per convegni e varie iniziative, una sala per esposizioni.

Villa di Bulgaria

Posta al limitare del territorio comunale, in località Bulgaria, fu definita “Il Parnaso” da Antonio Baldini e “porto di pace e sicuro sollievo” da Augusto Campana. La costruzione, databile al sec. XVIII, consta di due piani e di una facciata neoclassica rinnovata nel 1927. Appartenne originariamente alla Famiglia dei Conti Masini di Cesena e, successivamente, alla Famiglia Pecci di Verucchio.
Oltre ai citati Baldini e Campana, la Villa accolse, in tempi relativamente recenti, altri noti scrittori quali Marino Moretti e Cesare Angelini, ed il pittore Amerigo Bartoli.
E’ stata recentemente ristrutturata, ad opera di privati, e riportata all’antico splendore.

Monumento allo straccivendolo
Lo straccivendolo (in dialetto “e strazèr”) è stato il protagonista indiscusso dello sviluppo economico gambettolese del secondo dopoguerra. Coloro che, per scampare alla miseria – a partire dalla fine dell’Ottocento e per tutta la prima metà del XX secolo – in sella alle loro sgangherate biciclette raccoglievano stracci, pelli di coniglio e vecchi arnesi, si trasformarono in moderni imprenditori del settore della rottamazione e costituirono il vero e proprio volano per la rinascita economica della cittadina.
L’idea di costruire un monumento allo “strazèr de Bosch” fu lanciata nel 1978, ma trovò la sua pratica realizzazione solo dieci anni dopo. L’opera, inaugurata il 3 settembre del 1989, è stata realizzata dallo scultore cesenate Tito Neri, prima su creta, poi fusa nel bronzo. E’ alta 2 metri e 8 centimetri e pesa 245 chilogrammi. E’ posta lungo Corso Mazzini, in un piccolo giardinetto che collega il Corso principale del paese con il parcheggio di Piazza Foro Boario.

 

Ultima modifica: 02/10/2013